I diari della costa ovest (molOskine di E.Dabbono)

Incontri, sensazioni, appunti e aria di sale mentre sono impegnato in altri progetti.
Convinto che se Beethoven era sordo, Shakespeare era un altro, Chaplin non aveva i baffi, Einstein fu bocciato e Monet era daltonico, siamo tutti passeggeri di un viaggio che resta.

Emanuele Dabbono - Ci troveranno qui (live in Central Park, Manhattan, New York City) - YouTube

All’alba ti vedi meglio.

L’ineffabile peso della leggerezza.

http://youtu.be/iyO2EY38YcA

Prendersi cura di un’emozione, quando la avverti passare.

La musica non ti abbandonerà mai.

Esce finalmente il nuovo singolo dei Counting Crows, “Palisades Park”. In tempi di singoli sempre più corti e ritornello a 50 secondi questi scelgono di lanciare un brano ( e un film più che un video ) da 9 minuti. Se ci aggiungi che è stupendo sia il testo che la musica, siamo a posto, il conto, grazie.
Avrò sempre fiducia nella musica. Basta cercarla e non girare a vuoto. O lasciare che ti trovi lei. Che se le hai creduto anche solo una volta, non ti deluderà.

In orbita.

La geografia astronomica ha a che fare con le parole che scegliamo di non dire. Con quelle che impropriamente chiamiamo silenzi. Urli strozzati di pianeti invadenti ( dei nostri spazi ) prima che invasi ( dai nostri entusiasmi ).
E questa musica mi ricorda che posso essere stellare anche io. D’altronde anche di primo mattino brillano le stelle. Solo che non le vediamo più. Distratti dall’alba. Dal cielo che si
fa.

On my first American tour.
Playin’ in Harlem, New York. @Shrine
Quando chiude un negozio di dischi andrebbe messo un braccialetto nero a lutto. E piangere lacrime digitali. Se ne va un’opportunità di cultura collettiva. Ci sono i resi. Che tornano alle case discografiche. Poi c’è il baratro del macero. Come si fa a mandare al macero The Wall dei Pink Floyd o Tommy degli Who? Regalateli alle scuole. C’è chi pensa che i dischi costino sempre troppo. Non sto qua a fare l’ennesima predica sul mancato valore attribuito alla musica mentre all’editoria si’, cosicché , legislativamente parlando, un libro di cucina di Bigazzi ( buonanima ) e’ bene culturale mentre la nona di Beethoven e’ considerato intrattenimento con relativa maggiorazione dell’iva ( al 21 anziché all’8 % , il che se ciò venisse evitato, renderebbe un disco nuovo costare 9 euro come felicemente in altri paesi esteri ) . - non volevo farlo, ma ormai l’ho fatto -  Non voglio nemmeno sembrare il tipo ostinato vintage che odia la tecnologia e denigra mp3, spotify, download digitali e quant’altro perché aprire la carta velina plastificata che frusciava ogni volta che scartavi un vinile era unico. 
- non ri-volevo ma l’ho ri-fatto - Maledetto cuore analogico.
E’ generalmente considerato accettabile spendere 40 euro a un ristorante per qualcosa che dura una sera piuttosto che dieci euro per un cd che richiede spesso
almeno un anno di preparazione - bello o brutto che ti sembri - ma che ti durerà una vita. 

Credo purtroppo che ci sia di più 
quando chiude un negozio di dischi.
Lo so. Non tutti gli album che ho comprato sono sempre stati all’altezza delle mie aspettative , ma quando invece è successo, ho ringraziato il cielo che esistesse un piccolo commesso abilitato a diffondere emozione stimolo ispirazione ed energia positiva a sua insaputa. Come vendesse ovetti kinder e non Sgt. Pepper. Mi ricordo dove ho comprato The joshua tree, o born to run o Running on empty. Persino out of time. Benedetto disco club. 
Se stai bravo mamma ti compra un disco , non un gioco della Ps25 ( a che numero siamo ? Alla 4 ?) . Magari impari qualcosa. Io imparai al meglio la pronuncia inglese trascrivendo su un piccolo quaderno , per intero e senza obblighi esterni, i testi di Live after death degli Iron maiden. Avevo 11 anni e non avevo mica un papà fonico, mamma insegnante, cavi e bobine nelle vene. Mi affascinava solo quel vinile coloratissimo che le tombe sembravano un carnevale di luci. 
Ma se chiude un negozio di dischi dove vanno a svernare i collezionisti, i metodisti, gli integralisti del rockpopsoulfunkfolkgroove , le anatre di central park, i fanatici e gli eretici, le persone normali e i drogati della novità , i classificatori e gli statistici, gli esteti e i bisbetici ? Insomma dove andiamo tutti?
Ve lo dico io. 
Dove andiamo sempre quando ci sentiamo soli. O felici. O tristi.
O tutte e tre le cose . 
Nella prima canzone libera. 
( Hello ) goodbye, Music store. 
O come direbbe Tom Waits, 
Closing Time.

Quando chiude un negozio di dischi andrebbe messo un braccialetto nero a lutto. E piangere lacrime digitali. Se ne va un’opportunità di cultura collettiva. Ci sono i resi. Che tornano alle case discografiche. Poi c’è il baratro del macero. Come si fa a mandare al macero The Wall dei Pink Floyd o Tommy degli Who? Regalateli alle scuole. C’è chi pensa che i dischi costino sempre troppo. Non sto qua a fare l’ennesima predica sul mancato valore attribuito alla musica mentre all’editoria si’, cosicché , legislativamente parlando, un libro di cucina di Bigazzi ( buonanima ) e’ bene culturale mentre la nona di Beethoven e’ considerato intrattenimento con relativa maggiorazione dell’iva ( al 21 anziché all’8 % , il che se ciò venisse evitato, renderebbe un disco nuovo costare 9 euro come felicemente in altri paesi esteri ) . - non volevo farlo, ma ormai l’ho fatto - Non voglio nemmeno sembrare il tipo ostinato vintage che odia la tecnologia e denigra mp3, spotify, download digitali e quant’altro perché aprire la carta velina plastificata che frusciava ogni volta che scartavi un vinile era unico.
- non ri-volevo ma l’ho ri-fatto - Maledetto cuore analogico.
E’ generalmente considerato accettabile spendere 40 euro a un ristorante per qualcosa che dura una sera piuttosto che dieci euro per un cd che richiede spesso
almeno un anno di preparazione - bello o brutto che ti sembri - ma che ti durerà una vita.

Credo purtroppo che ci sia di più
quando chiude un negozio di dischi.
Lo so. Non tutti gli album che ho comprato sono sempre stati all’altezza delle mie aspettative , ma quando invece è successo, ho ringraziato il cielo che esistesse un piccolo commesso abilitato a diffondere emozione stimolo ispirazione ed energia positiva a sua insaputa. Come vendesse ovetti kinder e non Sgt. Pepper. Mi ricordo dove ho comprato The joshua tree, o born to run o Running on empty. Persino out of time. Benedetto disco club.
Se stai bravo mamma ti compra un disco , non un gioco della Ps25 ( a che numero siamo ? Alla 4 ?) . Magari impari qualcosa. Io imparai al meglio la pronuncia inglese trascrivendo su un piccolo quaderno , per intero e senza obblighi esterni, i testi di Live after death degli Iron maiden. Avevo 11 anni e non avevo mica un papà fonico, mamma insegnante, cavi e bobine nelle vene. Mi affascinava solo quel vinile coloratissimo che le tombe sembravano un carnevale di luci.
Ma se chiude un negozio di dischi dove vanno a svernare i collezionisti, i metodisti, gli integralisti del rockpopsoulfunkfolkgroove , le anatre di central park, i fanatici e gli eretici, le persone normali e i drogati della novità , i classificatori e gli statistici, gli esteti e i bisbetici ? Insomma dove andiamo tutti?
Ve lo dico io.
Dove andiamo sempre quando ci sentiamo soli. O felici. O tristi.
O tutte e tre le cose .
Nella prima canzone libera.
( Hello ) goodbye, Music store.
O come direbbe Tom Waits,
Closing Time.

I made a paper boat with my father’s funeral bill.